La stessa cifra ogni anno, per gli anni che mancano alla pensione: in un fondo pensione, con la deduzione, il contributo del datore e il TFR, oppure in un ETF, con il bollo e l'imposta sul guadagno. Qui si confrontano i due percorsi con le regole fiscali in vigore e i rendimenti storici di comparti ed ETF veri. I dati che inserisci non lasciano il tuo dispositivo: il calcolo avviene nel browser.
Chi sei
Serve solo per la pensione anticipata, che per le donne arriva un anno prima.
Gli anni di lavoro con contributi obbligatori, INPS o cassa. Vuoto vale zero.
Perché conta quando hai cominciato
Chi ha avuto la prima occupazione dopo il 2006 può dedurre, dal sesto al venticinquesimo anno di iscrizione al fondo, fino a 2.650 € l'anno in più rispetto al massimo ordinario, recuperando quanto non ha dedotto nei primi cinque anni (art. 8, comma 6, del D.Lgs. 252/2005, riscritto dalla legge di bilancio 2026). Serve solo a chi versa oltre il massimo.
Tuoi e del datore, senza il TFR: la differenza rispetto al massimo di allora è il plafond che puoi ancora usare. Se i cinque anni non sono ancora finiti, scrivi quanto hai versato finora: per gli anni che restano il conto assume il versamento di oggi. Vuoto vale zero.
Quando ha senso scriverli
Se conosci già la tua data di pensione, o se vuoi provare un orizzonte diverso. Con il campo vuoto gli anni vengono dalla stima sopra, che insegue anno per anno il requisito di età o di contributi previsto dalla Ragioneria Generale dello Stato.
Il tuo lavoro
Che cosa cambia per un dipendente pubblico
Due cose, e la seconda pesa. I contributi: il 8,80% trattenuto
dalla Cassa dello Stato invece del 9,19% del privato (per gli
enti locali è il 8,85%, cinque centesimi di punto che qui non si
contano). Il TFR destinato al fondo: non va al fondo. L'INPS lo accantona
figurativamente e lo rivaluta con il rendimento medio dei maggiori fondi
negoziali, il 3,08% l'anno dal 2002
al 2024, e lo versa al fondo solo alla cessazione del rapporto
(DPCM 20 dicembre 1999, art. 2). Vuol dire che la parte più grossa del tuo versamento
non prende il rendimento del comparto che scegli qui sotto: prende quello, che è più
basso. Il conto ne tiene conto.
Due cose che il conto non tiene: la quota aggiuntiva dell'1,5% della
base contributiva, che spetta a chi è stato assunto prima del 1° gennaio 2001 e
passa al TFR (quindi qui il pubblico è contato per difetto), e i tempi di
pagamento del TFS/TFR da parte dell'INPS, che arrivano mesi dopo la cessazione.
Quale reddito scrivere
Per un dipendente la retribuzione lorda annua della busta paga, prima dei contributi INPS: l'imponibile IRPEF si calcola qui togliendo i contributi a tuo carico. Per un autonomo o un professionista il reddito dell'anno prima di dedurre i contributi obbligatori: la cassa la togli nel campo qui sotto. Il forfettario non ha IRPEF: i versamenti nel fondo non si deducono, e in cambio non si tassano in uscita.
Sono deducibili e riducono l'imponibile su cui si calcola il risparmio: per un artigiano o un commerciante i contributi INPS, per un professionista quelli della cassa. Li trovi nel modello dei versamenti. Vuoto vale zero.
Perché cambia lo scenario ETF
La scelta di destinare il TFR al fondo pensione è irrevocabile (art. 8, comma 7, del D.Lgs. 252/2005). Se l'hai già fatta, «fare da te con un ETF» non riporta il TFR in azienda: le quote continuano ad andare al fondo (per il dipendente pubblico all'INPS, al tasso figurativo), crescono e si tassano in uscita allo stesso modo in tutti e due gli scenari, come il capitale già versato, e non contano nella distanza fra i due. Se invece stai decidendo adesso, lascia spento: nello scenario ETF il TFR resta in azienda.
Dove si legge, e perché conta tanto
Lo fissa il contratto collettivo o l'accordo aziendale, e lo trovi nella nota informativa del fondo o in busta paga: spesso fra l'1% e il 2% della retribuzione, a condizione che tu versi la tua quota minima. È denaro che esiste solo se aderisci al fondo, e nello scenario ETF non c'è. Se non ce l'hai, o non lo sai, spegni l'interruttore qui sopra: il conto parte lo stesso, senza quel contributo.
I versamenti
La stessa cifra nei due scenari
È la quota che esce dalla tua tasca, uguale nei due percorsi: nel fondo pensione la versi e la deduci, nell'ETF la investi e basta. Il contributo del datore e il TFR si aggiungono da soli nello scenario fondo; il TFR già conferito, se lo dichiari, sta in tutti e due. Il massimo deducibile è 5.300 € l'anno, contributo del datore compreso e TFR escluso: quello che va oltre non si deduce e non si tassa in uscita, se lo comunichi al fondo entro il 31 dicembre dell'anno successivo.
Il fondo pensione
Che cosa c'è in archivio, e di quando sono i numeri
I rendimenti medi annui di 471 comparti (102 di 33 fondi negoziali, 172 di 38 fondi aperti, 197 linee di 71 PIP), come li pubblica la COVIP nei suoi dati aperti: dati al 31 dicembre 2025, letti il 23 settembre 2026. Sono già al netto dei costi del comparto e dell'imposta annua sui rendimenti: per fondi negoziali e aperti perché l'imposta grava sul patrimonio del comparto, per i PIP con la metodologia standardizzata della COVIP, che tiene conto della quota di titoli di Stato di ciascuna linea (verificato su una Nota informativa: stessi numeri, con la scritta «rendimento netto»). Non comprendono i costi diretti a carico dell'iscritto, come la quota d'iscrizione o le spese sui versamenti.
Al netto dei costi e dell'imposta annua sui rendimenti, come lo scrive la COVIP: lo trovi nella nota informativa del tuo fondo.
Perché l'anno di iscrizione cambia la tassazione
La ritenuta finale del fondo parte dal 15% e scende di 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al 9% dopo trentacinque anni: chi è iscritto da tempo la paga più bassa. Degli anni prima del 2007 ne contano al massimo quindici. Il capitale già nel fondo cresce al rendimento del comparto e resta nel fondo in tutti e due gli scenari: non può essere spostato in un ETF, e non deve far vincere il fondo per un patrimonio che non è in discussione.
L'ETF
Da dove vengono i rendimenti degli ETF
10 ETF fra i più diffusi in Italia, in 5 famiglie. I rendimenti sono quelli dell'indice che ciascuno replica, in euro con i dividendi reinvestiti, meno il TER dell'ETF ogni anno, sulle stesse finestre dei fondi pensione COVIP (fino al 31 dicembre 2025). I due LifeStrategy di Vanguard non replicano un indice: per loro vale il valore del fondo dal 2021, e gli orizzonti più lunghi mancano. Le serie degli indici vengono da Curvo e i TER dai documenti degli emittenti. Sono tutte classi ad accumulazione, e il conto è quello: l'imposta sul guadagno si paga una volta sola, alla fine. Su una classe a distribuzione si paga a ogni stacco e si reinveste il netto, e a trentacinque anni il risultato è più basso di qualche punto percentuale, secondo la cedola.
Il bollo dello 0,2% e l'imposta sul guadagno li aggiunge il conto.
Serve solo alla rivalutazione del TFR lasciato in azienda (1,5% fisso più il 75% dell'inflazione, se positiva). Vuoto vale 2%.
Il confronto
Quanto resta alla pensione
Il valore netto dei due percorsi alla data stimata di pensione, dopo tutte le imposte: la ritenuta finale del fondo da una parte, il bollo e l'imposta sul guadagno dell'ETF dall'altra, con il TFR e il risparmio IRPEF al posto giusto.
Scrivi la tua età, il reddito e quanto vuoi versare ogni anno, scegli un comparto e un ETF, e premi Confronta i due scenari.
Scenario fondo pensione
Scenario ETF
Scenario fondo pensioneScenario ETF
Le due curve sono lorde, prima delle imposte finali: mostrano come cresce quello che c'è, anno per anno, capitale già nel fondo e TFR compresi.
Scenario fondo pensione
Scenario ETF
Come è fatto questo conto
I due scenari partono dallo stesso esborso: la cifra che scrivi ogni anno. Nello scenario fondo pensione la versi nel comparto insieme al contributo del datore e, se lo scegli, al TFR; ogni anno la deduci e paghi meno IRPEF, e quel risparmio viene reinvestito in un ETF «collaterale» con lo stesso rendimento dell'ETF alternativo. Per il dipendente il risparmio è la differenza dell'imposta netta, detrazioni da lavoro comprese: i contributi trattenuti in busta paga abbassano il reddito su cui le detrazioni si calcolano, e le fanno salire. Per gli altri è la differenza dell'IRPEF a scaglioni sull'imponibile, non l'aliquota marginale secca. Sotto certi redditi la deduzione non fa risparmiare niente, e può far perdere il trattamento integrativo: in quel caso la pagina lo scrive, e quel costo va nello scenario ETF come versamento aggiuntivo, perché a parità di esborso è denaro che chi non aderisce ha in tasca. Alla pensione il montante del fondo paga la ritenuta finale (dal 15% al 9% con gli anni, per anni interi di partecipazione) sulla sola parte che è stata dedotta, o sull'intero montante al netto dei versamenti non dedotti se il comparto ha perso e il montante è sceso sotto i contributi dedotti: i rendimenti sono già stati tassati anno per anno dentro il fondo, e i versamenti non dedotti sono esenti.
Nello scenario ETF la stessa cifra va in un ETF, che paga il bollo dello 0,2% l'anno e, alla fine, il 26% sul guadagno (12,5% se sono titoli di Stato). Il contributo del datore non c'è, perché esiste solo aderendo al fondo. Il TFR resta in azienda: si rivaluta dell'1,5% più il 75% dell'inflazione, se positiva, tassato al 17% ogni anno, e alla fine paga la tassazione separata sulle quote. Il capitale già nel fondo cresce e viene tassato allo stesso modo in tutti e due gli scenari, perché non può essere spostato; lo stesso vale per il TFR già conferito al fondo, se lo dichiari, perché quella scelta è irrevocabile. Il bollo è tolto dal montante anno per anno e, per semplicità, abbassa anche la base su cui si calcola l'imposta finale sul guadagno, cosa che la legge non consente (il bollo non è un costo deducibile): è un'approssimazione a favore dell'ETF, fra lo 0,7% e l'1,7% del risultato a trentacinque anni secondo come si immagina pagato il bollo.
Sotto il 10% di distanza la pagina non dichiara un vincitore: con un rendimento storico, un'inflazione ipotizzata e un'età di pensione stimata, una differenza così piccola sta dentro l'incertezza delle ipotesi. La distanza si misura sui soli versamenti da oggi in poi: il capitale già nel fondo, il TFR quando resta in azienda in tutti e due gli scenari e il TFR già conferito al fondo sono la stessa cifra da una parte e dall'altra, e non contano. Se da una parte non c'è nessun versamento nuovo, come quando nel fondo entra solo il contributo del datore, la percentuale non esiste: la pagina dice la distanza in euro e vince chi ha di più. Le aliquote e i limiti sono quelli in vigore al 23 settembre 2026: massimo deducibile 5.300 €, IRPEF a 3 scaglioni (23%, 33%, 43%), contributi IVS al 9,19%, TFR al 6,91% della retribuzione.
Da dove vengono i rendimenti
Per i fondi pensione, dai tre file che la COVIP pubblica ogni anno fra i suoi dati aperti (licenza CC BY 4.0): il rendimento medio annuo composto di ogni comparto a 1, 3, 5, 10 e 20 anni, al 31 dicembre 2025, già al netto dei costi del comparto e dell'imposta sui rendimenti (per i PIP con la metodologia standardizzata COVIP). È l'unica pubblicazione COVIP per singolo comparto: la Relazione annuale dà medie per tipologia. Per l'orizzonte scelto si usa la media più lunga che ci sta dentro e che comparto ed ETF hanno in comune: a trent'anni dalla pensione il ventennale se lo hanno tutti e due, altrimenti il decennale per entrambi; a sette anni il quinquennale. Da vent'anni di orizzonte in su servono medie ad almeno 10 anni, da dieci in su ad almeno 5: sotto, la pagina chiede un altro comparto o un altro ETF. E quando la finestra è più corta della metà dell'orizzonte il risultato lo dice, perché una media a dieci anni proiettata su trentacinque pesa sul verdetto più del contenitore. Un'avvertenza sul ventennale (2006-2025): comprende nove anni in cui l'imposta sul risultato dei fondi pensione era dell'11% (fino al 2013) e dell'11,5% (2014), non del 20% di oggi, quindi un rendimento netto ventennale è un po' più alto di quello che lo stesso comparto darebbe con le regole attuali; il decennale (2016-2025) non ha questo problema.
Per gli ETF, dalla storia in euro dell'indice che ciascuno replica, con i dividendi reinvestiti, meno il TER ogni anno: gli ETF sono più giovani degli indici, e un ventennale si ricostruisce solo così. Le finestre sono le stesse dei fondi pensione, così il confronto è fra due storie sugli stessi anni. Un rendimento passato non è una previsione: è l'unico numero che non è stato inventato.
Quando andrai in pensione, e come si stima
L'età per la pensione di vecchiaia è 67 anni oggi, ma sale con la speranza di vita: 67 anni e un mese nel 2027, 67 e tre mesi dal 2028, e secondo le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato quasi 70 per chi ha trent'anni oggi. La stima insegue il requisito anno per anno, fino al primo anno in cui la tua età, o i tuoi anni di contributi per l'anticipata (42 anni e 10 mesi oggi, un anno in meno per le donne, anche loro in salita), lo raggiungono. La fonte sono le tavole A3.2 e A3.4 del Rapporto n. 26, Nota di aggiornamento 2025 (Roma, dicembre 2025), confermate riga per riga dal Rapporto n. 27, Aggiornamento 2026 (Roma, luglio 2026, PDF del 22 settembre 2026), dove le stesse tavole sono la A1.4 e la A1.5; i primi tre anni sono già fissati per legge.
Non è una data certa: mancano le finestre di decorrenza, le riduzioni per chi ha lavorato da giovanissimo, il canale a 64 anni per chi ha il primo contributo dal 1996, e ogni futura legge. Su un confronto a vent'anni un anno in più o in meno cambia poco; se conosci la tua data, scrivi tu gli anni.
Che cosa questo conto non considera
Le addizionali regionali e comunali, che renderebbero la deduzione un po' più preziosa; la riliquidazione della tassazione separata del TFR con l'aliquota media degli ultimi cinque anni; la comunicazione al fondo dei contributi non dedotti, che qui si dà per fatta; la crescita della retribuzione nel tempo, e con lei di TFR e contributo del datore; i costi diretti a carico dell'iscritto al fondo (quota d'iscrizione, spese sui versamenti), che la COVIP non include nel rendimento; le anticipazioni, i riscatti e la RITA; la scelta fra capitale e rendita alla pensione, che hanno la stessa ritenuta ma non lo stesso valore; le commissioni di negoziazione e custodia dell'ETF; le minusvalenze, che sull'ETF non si compensano con i guadagni di altri ETF; la detrazione per i redditi di lavoro autonomo (art. 13, comma 5, del TUIR), che sotto i 50.000 € cambia il risparmio degli autonomi come le detrazioni da lavoro cambiano quello dei dipendenti, quindi per autonomi e professionisti il risparmio è la sola differenza dell'IRPEF a scaglioni; l'imposta annua sul risultato del fondo pensione con le aliquote di oggi nel ventennale, che entra già nei rendimenti COVIP ma con quelle di allora, più basse fino al 2014. Del dipendente pubblico il conto tiene i contributi al 8,80% e il TFR accantonato figurativamente all'INPS (rivalutato al 3,08% e versato al fondo alla cessazione), ma non la quota aggiuntiva dell'1,5% di chi è stato assunto prima del 2001, né i tempi di pagamento del TFS. Per i PIP di ramo I, le gestioni separate, il rendimento è calcolato al costo storico e non su un valore di mercato, e non è confrontabile allo stesso modo. Il conto del dipendente assume un anno intero di lavoro, nessun familiare a carico, nessuna detrazione per mutui o ristrutturazioni, e i contributi trattenuti dal datore in busta paga: chi versa da sé con bonifico deduce fra gli oneri, e le detrazioni non salgono. E i totali sono in euro dell'anno di pensione, non di oggi: al 2% l'anno, fra trentacinque anni valgono circa la metà.
Nota metodologica. Strumento a finalità divulgativa: applica regole fiscali e rendimenti storici a ipotesi che scegli tu e non costituisce consulenza finanziaria, raccomandazione d'investimento né valutazione dei prodotti citati. I nomi dei fondi e degli ETF appartengono alle rispettive società. Per una decisione riferita alla tua posizione servono i documenti del fondo e dell'ETF e la verifica di un professionista.
Parliamo del tuo patrimonio.
Un numero dice come sono andati due rendimenti storici. Un colloquio dice quanto rischio ti puoi permettere, quanto metterci e quando.