Domande frequenti
FAQ.
Le risposte alle domande che le famiglie mi pongono più spesso: la consulenza finanziaria indipendente, il Multi Family Office, il percorso e le regole del rapporto.
Indipendenza e remunerazione
Consulente finanziario indipendente, o autonomo secondo la dizione normativa, significa che la mia unica remunerazione è la parcella concordata con il cliente: non ho mandati di collocamento, non vendo prodotti e non percepisco retrocessioni, provvigioni o incentivi da banche o case di investimento. Non è una dichiarazione di principio ma una condizione giuridica verificabile: sono iscritto alla sezione dei consulenti autonomi dell'albo unico dei consulenti finanziari, tenuto dall'OCF sotto la vigilanza della CONSOB e riservata a chi opera esclusivamente a parcella. Chiunque può consultare la mia posizione sull'albo in ogni momento. Le tappe che mi hanno portato a questa scelta sono nel mio percorso, anno per anno; la storia per esteso la racconto nell'articolo Perché ho scelto di essere solo dalla tua parte.
Un consulente finanziario indipendente costa una parcella definita per iscritto prima dell'incarico: sai quanto paghi, e perché, prima di firmare. La parcella può essere fissa oppure espressa in percentuale sul patrimonio seguito, secondo la natura dell'intervento e i servizi richiesti; in ogni caso è commisurata alla complessità del patrimonio (numero di banche e depositari, componente aziendale e immobiliare, eventuali giurisdizioni estere) e al tempo dedicato. Nel mercato italiano la parcella dei consulenti autonomi si colloca di norma fra lo 0,5 e l'1 per cento annuo del patrimonio seguito, decrescente al crescere degli importi: il confronto fra i tre modi di pagare la consulenza, numeri alla mano, è nella guida I costi invisibili, che chiunque può scaricare. Per questo la proposta economica arriva dopo l'analisi iniziale della tua situazione, in forma scritta e senza impegno: puoi così confrontarla, voce per voce, con i costi complessivi della tua gestione attuale e decidere con tutti i numeri davanti.
La differenza è il mandato. Il private banker rappresenta il suo istituto: propone al cliente le soluzioni della sua banca, ed è corretto che sia così. Io non rappresento alcun istituto e non ho nulla da collocare: il mio unico mandato è quello che mi affida la famiglia. Nella pratica non sostituisco i banker. Lavoro con loro ogni giorno, come controparte tecnica: preparo la rinegoziazione delle condizioni con numeri confrontabili, interloquisco direttamente con i tuoi referenti e verifico che ogni proposta sia coerente con la strategia complessiva e con il rischio concordato. A decidere, e a firmare con la tua banca, resti tu. Quando il patrimonio è distribuito su più banche, questa regia unica evita che ciascun depositario veda, e ottimizzi, soltanto la propria porzione. Se desideri una verifica indipendente del portafoglio esistente, il punto di partenza naturale è la second opinion riservata.
Puoi verificare tutto su fonti pubbliche, e ti invito a farlo. Lavoro nel settore finanziario dal 1998, quando ho superato l'esame CONSOB e mi sono iscritto all'albo dei promotori finanziari, oggi albo unico dei consulenti finanziari. Attualmente sono iscritto alla sezione dei consulenti autonomi dell'albo tenuto dall'OCF, con delibera n. 2425 del 19/03/2024: l'iscrizione è consultabile da chiunque nella ricerca pubblica dell'albo OCF. Nel 2024 ho conseguito la certificazione CFP® (CERTIFIED FINANCIAL PLANNER™), rilasciata secondo gli standard di FPSB (Financial Planning Standards Board), l'ente internazionale che definisce gli standard professionali della pianificazione finanziaria. Per il quadro completo, dagli anni in banca alla scelta dell'autonomia, puoi leggere il mio percorso.
Sono gratuiti, tutti, e non chiedo nulla in cambio. Le guide si scaricano senza iscrizione e senza lasciare un indirizzo; gli articoli e gli Insights si leggono liberamente; i simulatori si usano senza registrazione, con una sola eccezione dichiarata: il riparto successorio ne offre un calcolo libero, e dal secondo chiede l’iscrizione alla newsletter mensile, che è gratuita e si lascia in un clic (chi è già cliente o già iscritto non incontra nulla). Non esiste un livello a pagamento e non c’è un modulo da compilare per arrivare a un file. Pubblico quello che uso davvero con le famiglie che seguo, per due ragioni: chi legge si fa un’idea del metodo prima ancora di scrivermi, e su certe cose (i costi che si pagano senza vederli, le franchigie, le scadenze che non tornano indietro) l’informazione giusta serve anche a chi non diventerà mai cliente. L’unica cosa che si paga è la consulenza. Tutto il materiale è nella pagina Risorse.
Te la vende chi vuoi tu: il tuo assicuratore di fiducia, un broker, o direttamente in rete. Io la copertura la individuo e la definisco con te, cioè che cosa proteggere, per quale capitale, con quali massimali, franchigie ed esclusioni; poi la sottoscrivi con chi è abilitato a collocarla. Non sono un intermediario assicurativo e non posso esserlo: da quella sottoscrizione non mi arriva nulla, né dalla compagnia né dall’intermediario. È la stessa ragione per cui non colloco fondi e non ho prodotti da vendere: il mio parere su una polizza vale proprio perché non guadagna niente da come va a finire. Il capitolato prima, le offerte dopo: il metodo è quello della pagina Risk management.
No, e preferisco dirlo prima che dopo. La mia parcella paga il mio lavoro: l’analisi, il piano, la regia e il tempo che dedico alla tua famiglia. Gli atti e le prestazioni riservate restano ai professionisti abilitati, notaio, commercialista, avvocato, e si pagano a loro con il loro onorario, come avverrebbe comunque. Quello che cambia è che non li cerchi da solo e non li coordini tu: porto al tavolo chi serve, ne definisco il mandato, ne verifico il lavoro rispetto al disegno complessivo, e ti dico in anticipo quando un passaggio comporterà un costo esterno, prima che maturi. Da nessuno di loro mi arriva alcuna provvigione: se così fosse, la scelta del professionista non sarebbe più libera.
Multi Family Office e team
La consulenza finanziaria si occupa del patrimonio investito; il Family Office guarda al patrimonio nella sua interezza (finanziario, immobiliare, aziendale, previdenziale) e ne tiene insieme le diverse dimensioni con un'unica regia. Significa coordinare investimenti, protezione, fiscalità e passaggio generazionale all'interno di un solo piano coerente, evitando che ogni ambito venga affrontato a compartimenti stagni. Per una famiglia con un patrimonio articolato è spesso la differenza tra ricevere molti buoni consigli separati e avere una strategia.
Sì, ed è una parte centrale del lavoro. Il Family Office non sostituisce i professionisti di fiducia della famiglia, ma li mette intorno allo stesso tavolo e ne allinea l'operato verso un obiettivo comune. Quando serve, integro la squadra con specialisti della mia rete; in ogni caso resto il punto di riferimento unico che tiene insieme il quadro d'insieme, così che non sia il cliente a dover fare da regista tra interlocutori diversi.
Accanto a me opera una rete di professionisti, ciascuno responsabile di una dimensione del patrimonio: il fiscale e societario; il diritto tributario; la governance familiare; gli enti non profit; la filantropia; l'immobiliare; l'analisi dei mercati finanziari; l'arte e i pleasure asset; l'analisi dati. Tre di loro sono dottori commercialisti, e uno è professore ordinario di diritto tributario e avvocato cassazionista. Sono collaboratori esterni, non dipendenti né soci: una scelta coerente con l'indipendenza dello studio, che mi consente di selezionare di volta in volta la competenza più adatta senza vincoli di struttura. Il coordinamento e la responsabilità della relazione con il cliente restano sempre in capo a me. Puoi conoscere i professionisti della rete, uno per uno, nella sezione dedicata della pagina Family Office.
Sì. Per una famiglia imprenditoriale, patrimonio personale e patrimonio aziendale sono vasi comunicanti: le decisioni prese da una parte si riflettono sull'altra, e trattarli a compartimenti separati genera rischi e inefficienze. Seguo l'impresa negli ambiti in cui incrocia il patrimonio della famiglia (l'investimento della liquidità aziendale, le operazioni di finanza straordinaria, la protezione dai rischi, la continuità generazionale) con un ruolo di regia: affianco gli advisor incaricati dell'operazione, non li sostituisco, e tengo insieme il quadro dalla parte della famiglia. Trovi il dettaglio nella pagina dei servizi per le aziende.
Il percorso: dal primo colloquio all'incarico
Il percorso inizia con un primo colloquio gratuito, riservato e senza impegno, che serve soltanto a capire se c'è materia per lavorare insieme. Non devi preparare nulla né portare documenti: bastano le tue domande. Se decidiamo di proseguire, il passo successivo è l'analisi della tua situazione complessiva (finanziaria, immobiliare, aziendale, previdenziale) al termine della quale ricevi una proposta scritta, con il perimetro del lavoro e la parcella indicati con chiarezza. Solo a quel punto decidi se conferire l'incarico: nessun passaggio è automatico e ogni fase si chiude prima che inizi la successiva. Il primo passo è il più semplice: richiedi un colloquio.
L'incarico ha una durata definita nel contratto e puoi interromperlo con un preavviso di 30 giorni, senza penali. È una condizione che considero essenziale: la relazione deve durare perché il servizio vale, non perché sei vincolato. Comunque si concluda il rapporto, il piano, i report e i documenti restano tuoi: sono stati costruiti per la tua famiglia e ti seguono, insieme alla libertà di proseguire con chi vorrai. Un'uscita semplice e pulita non è un dettaglio amministrativo: è la prova concreta che l'unico motivo per restare è il valore che ricevi.
Con disponibilità piena e canali semplici: di persona, in videochiamata, al telefono o via email, secondo le abitudini della famiglia. Il lavoro ha poi un ritmo ordinato: condivido un report consolidato su tutta la situazione patrimoniale: completo almeno una volta l'anno, come previsto dalla normativa, con cadenze più ravvicinate concordate liberamente e aggiornamenti puntuali ogni volta che serve o che accade qualcosa di rilevante. Tra un report e l'altro resto il punto di contatto unico per ogni decisione che tocca il patrimonio, e l'area riservata resta aperta: composizione del patrimonio, andamento nel tempo, dettaglio delle posizioni, movimenti del dossier titoli e documenti riservati, quando vuoi.
Non cambierebbe nulla di essenziale, perché il tuo patrimonio non dipende operativamente da me: resta custodito presso le tue banche e i tuoi depositari, intestato a te, e ogni piano è documentato per iscritto e in tuo possesso. Puoi operare, o affidarti a un altro professionista, in qualsiasi momento e senza passaggi obbligati; per le attività già avviate, i professionisti della rete che le stanno seguendo possono portarle a termine, ciascuno nel proprio ambito. Sei sempre libero e operativo, con documenti tuoi: la vera solidità sta in questo, non in promesse organizzative.
È lo spazio in cui un cliente ritrova il proprio patrimonio in un posto solo: la composizione per strumento e per depositario, l’andamento nel tempo, il dettaglio delle posizioni, i movimenti del dossier titoli e i documenti riservati. I numeri non sono un esempio, arrivano dai caricamenti veri del tuo patrimonio, e ogni riga porta la data del prezzo con cui è valorizzata: un valore senza la sua data dice poco, e preferisco mostrarla. Si entra da Accedi, con le credenziali che consegno quando l’incarico è avviato: non esiste una registrazione libera, perché l’area esiste solo per chi è cliente.
Sì, ed è un incarico che sta in piedi da solo: molte famiglie mi hanno conosciuto così. Guardo il portafoglio che hai, con le tue banche e i tuoi documenti, e ti consegno una relazione scritta su costi, rischi, efficienza e coerenza con i tuoi obiettivi. Finisce lì, se vuoi che finisca lì: la relazione resta tua, e che cosa farne, e con chi, lo decidi tu. L’analisi è a parcella, concordata per iscritto prima di cominciare e commisurata al lavoro che richiede, perché un portafoglio presso un solo istituto e un patrimonio distribuito su cinque depositari non chiedono lo stesso tempo. Il perimetro completo è nella pagina Second opinion.
Patrimonio, banche e custodia
No, mai. Non entro in possesso del tuo denaro e non ho accesso ai tuoi conti correnti né ai depositi titoli: il patrimonio resta sempre custodito presso le tue banche, intestato a te. Il mio ruolo è esclusivamente consulenziale: sei tu a disporre ogni operazione presso i tuoi istituti. Se lo desideri, ti affianco durante l’esecuzione e interloquisco direttamente con i tuoi referenti bancari, per verificare che quanto concordato venga eseguito correttamente e alle condizioni pattuite. Non è una prassi che ho scelto: è un divieto di legge, e la mia informativa precontrattuale lo riporta alla lettera. Questa separazione tra chi consiglia e chi custodisce non è una scelta commerciale, ma una garanzia strutturale: rende la consulenza libera da conflitti e mantiene il tuo patrimonio indipendente dalle vicende del consulente, oggi come domani.
Lavoro con le banche che già hai: non c’è nulla da cambiare, né conti da trasferire. Per le famiglie che seguo la normalità è avere più depositari, in Italia e all’estero, e il mio compito non è ridurli a uno ma coordinarli: consolido tutte le posizioni in un reporting consolidato unico e indipendente, confronto condizioni e costi tra gli istituti e, dove utile, ti affianco nel rinegoziarli. Quando le banche in questione sono anche quelle dell’impresa, quel lavoro ha una pagina sua: tesoreria e credito, dove affidamenti, garanzie e condizioni si leggono insieme. Con i tuoi private banker il rapporto è di collaborazione tecnica: sono loro a eseguire, io porto al tavolo la regia complessiva e parametri di confronto oggettivi. Se nel tempo un istituto si rivelasse non più adeguato per costi o servizi, lo valuteremo insieme, ma è una conclusione eventuale, mai una premessa.
La riservatezza è una condizione di lavoro, non un servizio accessorio. I dati e i documenti della famiglia vengono trattati nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati e condivisi soltanto con chi è effettivamente coinvolto in un’attività concordata. Nell’area riservata i documenti sono cifrati uno per uno; posizioni e movimenti sono legati a un numero, non a un nome, e nel database non compaiono né nomi né codici fiscali. La discrezione su persone, cifre e decisioni è parte del modo in cui intendo la professione.
Pianificazione e investimenti
Con un metodo, non con una formula. Il lavoro parte dalla fotografia del patrimonio e degli assetti (azienda, immobili, finanza, partecipazioni) e dagli obiettivi della famiglia: chi entrerà in azienda, chi no, quale equilibrio tra gli eredi. Su questa base si definiscono la governance e le regole condivise, poi gli strumenti, valutati caso per caso: donazioni, patti di famiglia, holding, polizze, trust. Gli atti restano in capo ai professionisti abilitati (notai, commercialisti, avvocati), mentre io tengo la regia, perché ogni passaggio sia coerente con il disegno complessivo e con i tempi della famiglia. Quando al centro c’è l’impresa, trovi il metodo passo per passo nella pagina dedicata al passaggio generazionale; quando invece la partita è la governance della famiglia, il perimetro è quello di successorio e governance.
No: pareri, dichiarazioni e adempimenti fiscali sono materia riservata ai professionisti abilitati, e tali restano. Il mio ruolo è un altro: coordinare la dimensione fiscale del patrimonio. La fiscalità attraversa ogni scelta patrimoniale, e per questo nel mio team operano tre commercialisti; quando la famiglia ha già i propri professionisti di fiducia, lavoro con loro. Mi occupo di far sì che le decisioni di investimento e di struttura (dalla scelta degli strumenti agli assetti societari) siano valutate anche sotto il profilo fiscale insieme ai professionisti abilitati e restino coordinate tra loro, dentro un'unica visione d'insieme: mi assicuro che commercialisti e avvocati tributaristi dialoghino tra loro e con il piano complessivo. Quando questo coordinamento diventa un progetto, con veicoli, intestazioni e profili internazionali da mettere in ordine, il perimetro è quello della pianificazione patrimoniale e fiscale.
No, e diffiderei di chiunque lo faccia. Nessun professionista serio può promettere un rendimento, perché i mercati non lo consentono. Il mio compito è un altro: costruire una strategia coerente con gli obiettivi del cliente e con il rischio che è disposto a sostenere, contenere i costi e gli errori che erodono il capitale nel tempo e accompagnarlo con disciplina nelle fasi favorevoli come in quelle difficili. Il valore della consulenza si misura sulla solidità delle scelte, non su una promessa.
Costruisco portafogli per obiettivi, non per prodotti. Non ho strumenti da collocare, quindi nemmeno uno strumento preferito: la selezione avviene caso per caso, privilegiando soluzioni efficienti nei costi e coerenti con l'orizzonte e il rischio di ciascun obiettivo. I principi sono pochi e stabili: diversificazione ampia, controllo dei costi (l'unica variabile nota in anticipo), coerenza tra il rischio assunto e quello realmente sostenibile, disciplina nelle fasi difficili. Non scommetto sul momento giusto per entrare e uscire dal mercato: inseguirlo è, nei fatti, uno dei modi più frequenti di distruggere valore. Come questo metodo si applica al patrimonio finanziario lo racconto nella pagina di Wealth Management; sui costi la prima verifica la puoi fare tu, con il simulatore dell'incidenza dei costi, che traduce in euro quelli che il tuo prodotto dichiara nel suo KID. Il resto lo approfondisco negli Insights e nelle guide che pubblico.
Assolutamente no, e la pagina di ciascuno lo dichiara. Hanno una finalità divulgativa: il simulatore dei costi espone i costi come li dichiara il documento del prodotto, il suo KID, e non li giudica; quello sulla successione applica le quote del codice civile e una stima delle imposte vigenti; quello sul fondo pensione applica regole fiscali e rendimenti storici a ipotesi che scegli tu. Che un prodotto compaia nell’archivio non vuol dire che lo consigli, e che non compaia non vuol dire il contrario: l’archivio contiene quello che le società pubblicano. Non costituiscono consulenza finanziaria, raccomandazione d’investimento né valutazione dei prodotti. Una raccomandazione personalizzata nasce soltanto dentro un incarico, dopo aver guardato la tua situazione.
A chi mi rivolgo e dove
Il mio Multi Family Office si rivolge a famiglie imprenditoriali e a persone con patrimoni articolati (più banche, un’impresa, immobili, esigenze successorie) e segue un numero volutamente limitato di famiglie. Non ho fissato una soglia di accesso in euro: il servizio esprime il suo valore quando il patrimonio è distribuito su più dimensioni e più interlocutori, più che al superamento di una cifra. Per questo il primo colloquio serve anche a capire insieme, con franchezza, se una regia di questo tipo è proporzionata alla tua situazione, anche nel rapporto tra costi e benefici: quando non lo è, lo dico apertamente, e dove possibile indico la strada più adatta. Le due porte d’ingresso sono il percorso per le famiglie e quello per le imprese.
Sì. Immobili, arte e beni da collezione sono patrimonio a tutti gli effetti: entrano nella strategia complessiva e nel reporting, accanto alla componente finanziaria. Su questi ambiti mi affiancano professionisti dedicati: il team comprende un real estate advisor e un’advisor per i pleasure asset: arte, collezioni, beni di pregio. Il lavoro copre le valutazioni, le operazioni di acquisto e dismissione, la custodia, le coperture assicurative e la documentazione, fino alla trasmissione alle generazioni successive. L’obiettivo è che anche i beni che non passano da un conto titoli abbiano un valore riconosciuto, una gestione ordinata e un posto preciso nel piano patrimoniale della famiglia. Per perizie, atti e coperture coordino i professionisti abilitati della rete: non vendo immobili, non intermedio opere, non colloco polizze. Il perimetro completo è nella pagina Immobiliare e pleasure asset.
Sono classificazioni internazionali che indicano le fasce di patrimonio delle persone facoltose, in base alla ricchezza investibile, cioè le attività finanziarie disponibili, esclusa di norma la prima casa. Le soglie più diffuse nei report internazionali di settore sono espresse in dollari: HNWI (High Net Worth Individual), da circa 1 milione di dollari; VHNWI (Very High Net Worth Individual), fra i 5 e i 30 milioni di dollari; UHNWI (Ultra High Net Worth Individual), oltre i 30 milioni di dollari. Sono convenzioni indicative, non categorie giuridiche, e servono soprattutto a inquadrare esigenze diverse: più il patrimonio cresce e si articola, tra finanza, immobiliare, impresa e più giurisdizioni, più diventa utile una regia unica come quella di un Multi Family Office.
Ci incontriamo dove è più comodo per te: presso le sedi di Roma, Milano e Torino, direttamente dalla famiglia, oppure da remoto, in ambienti protetti che tutelano la riservatezza di documenti e conversazioni. A Ginevra ho una sede di rappresentanza: un presidio in una delle piazze di riferimento per la gestione patrimoniale, dove curo le relazioni internazionali. Seguo infatti famiglie con beni, attività o componenti in più Paesi: in questi casi il lavoro consiste nel coordinare interlocutori e regole di giurisdizioni diverse all’interno di un unico piano. L’attività di consulenza è prestata in Italia, nel rispetto della normativa italiana.
Parliamo del tuo
patrimonio.
Un primo colloquio riservato, senza impegno, per capire da dove partire.
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